“Viola e il Blu” è un albo che parla di libertà, identità e ascolto. Un libro che insegna ai bambini — e agli adulti — a guardare il mondo con occhi nuovi e senza etichette.
Un libro per piccoli e grandi
Ci sono libri che sembrano parlare ai bambini, ma poi finiscono per guardare dritto negli occhi gli adulti.
“Viola e il Blu” è uno di questi. Anzi, è proprio uno di quei libri che dovremmo leggere tutti, prima di dire ai bambini come stare al mondo.
La storia di Viola
Viola è una bambina che non ha paura di essere ciò che è: libera, viva, colorata.
A lei piace il blu, anche se tutti dicono che il blu è da maschi. Ma Viola sa che i colori non appartengono a nessuno. E che le cose belle — quelle che scaldano, fanno ridere e pensare — non si possono rinchiudere in una scatola con l’etichetta “per femmine” o “per maschi”.
Un dialogo che fa riflettere
Con parole leggere come una carezza ma precise come una domanda che non puoi evitare, Matteo Bussola scrive un dialogo continuo tra Viola e il papà.
Un dialogo che non vuole insegnare, ma ascoltare.
E così, pagina dopo pagina, il lettore si ritrova a fare spazio a quelle domande che a volte fanno paura:
Perché ci diciamo cosa è normale?
Perché ci spaventa chi è diverso?
Perché diamo un nome ai colori, come se avessero un genere anche loro?
Illustrazioni che parlano
Le illustrazioni di Chiara Fedele sono poesia che cammina accanto alle parole.
Non le decorano: le accompagnano, come quando un amico ti tiene la mano senza stringerla troppo.
Un messaggio per tutti
Questo libro parla ai bambini, sì. Ma anche ai genitori stanchi, agli insegnanti in cerca di un modo per aprire conversazioni vere, e a tutti noi che da piccoli abbiamo forse smesso di dire “a me piace il blu” per paura che qualcuno ci ridesse dietro.
Un piccolo albo che accende discussioni grandi. E che ti lascia lì, alla fine, a guardare tutti i colori con occhi un po’ più nuovi.
Come Viola. Come il blu.
Come chi ha capito che la libertà si impara a forza di ascolto.


